giovedì 4 ottobre 2007

La sfiga ci vede benissimo.

Oggi un aereo Antonov 26 è precipitato subito dopo il decollo dall'aeroporto di N'Djili, a Kinshasa (BBC, Corriere, Repubblica). L'aereo è precipitato proprio sul quartiere di Kingasani, dove siamo stati quest'estate. Del resto la cosa non è particolarmente sorprendente; il quartiere è perfettamente in linea con la pista di decollo e di atterraggio, basta vederlo dalla mappa satellitare gentilmente fornita da Google Maps.

Il puntino segnato (un pò al di sotto della traiettoria di decollo degli aerei) è la missione, che è rimasta illesa.

Non sappiamo ancora se sia rimasto coinvolto qualcuno di nostra conoscenza, ma non importa molto. La sorte sembra accanirsi platealmente su chi non ne avrebbe bisogno, storia nota. E nelle prossime notti le strade di Kingasani probabilmente risuoneranno di molti canti.

lunedì 24 settembre 2007

Il richiamo

Femme à Kinkole
Ogni volta che incontravo qualcuno che era stato in Africa (quella con la A maiuscola, l'Africa nera, l'Africa subsahariana; quella di cui si parla qua, insomma) mi sembrava di assistere a due tipi di reazioni.

Da una parte ci sono quelli che hanno vissuto un'esperienza orribile, sono rimasti sì toccati, ma forse un pò troppo; sono sconvolti, non ci torneranno più. Bella l'Africa, sicuramente. Ma molto più bella nei documentari del National Geographic.

Dall'altra parte c'è la reazione diametralmente opposta: quelli che hanno trovato. "L'Africa è un posto vero, non come i nostri mondi artificiali. Lì ci sono le nostre radici, le origini dell'umanità. Lì si vive in un modo molto più spontaneo. Arrivare di nuovo in Europa è fastidioso, non vedo l'ora di tornarci. Anzi quasi quasi mi trasferisco!" Sono quelli che ti raccontano le peggiori storie di malattie, disagi e povertà, ma vogliono tornarci lo stesso, non c'è niente da fare. E' un richiamo del cuore, un istinto primordiale.

Io non ho avuto sensazioni così estreme. L'Africa (per quel poco che ho potuto vedere, e ne ho vista veramente poca) mi è sembrata un posto come potrebbero essere tanti altri. Con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue parti interessanti, i suoi risvolti fastidiosi. Non penso che mi terrò lontano dall'Africa per sempre, rimuovendola dai miei ricordi. Ma non penso nemmeno che ci tornerò a vivere. Forse non ne ho sentito il "richiamo".

Una cosa che penso mi bloccherebbe dall'andare a vivere in Africa, è la mancanza di anonimato. La continua coscienza di essere un bianco, di essere diverso. Amato, odiato, invidiato; comunque diverso. Fa bene, perché ti fa rendere conto dell'effetto che può essere la sensazione simmetrica: girare da nero nei nostri paesi bianchi. Però, potendo scegliere, non è una sensazione che mi piacerebbe avere tutti i giorni della mia vita.

Chi non ha mai sognato anche una sola volta di diventare così famoso da essere immediatamente riconoscibile nella folla? Non sempre è una condizione invidiabile. Raramente ci si sofferma ad apprezzare invece i benefici dell'anonimato, di poter girare indisturbato per strada senza che nessuno si giri, senza che nessuno ti chiami. Questo per noi in Africa non è possibile.

giovedì 6 settembre 2007

Piove sul bagnato.

Oggi a Roma piove.

Quando a Roma piove, il traffico impazzisce. Il popolo romano è in gran parte abituato a muoversi con mezzi a due ruote; all'arrivo di qualche goccia di pioggia, tutti lasciano il motorino o la moto a casa.

E prendono l'autobus? Sbagliato. Prendono la macchina. Per una proprietà peculiare relativa al volume dei mezzi di locomozione, se ogni persona che doveva spostarsi in motorino prende la macchina le strade di Roma si tappano. Embouteillage.

Che c'entra, direte voi? C'entra perché a Kinshasa succede esattamente il contrario. Quando piove, è il momento migliore per uscire. Per strada non c'è quasi nessuno.

Perché? Molto semplice: perché una considerevole proporzione dei veicoli è aperta. Le macchine hanno i vetri rotti. I pullmini che fanno da taxibus collettivi hanno degli oblò laterali (tagliati con il frullino) per dare aria alle persone stipate dentro. I camion che trasportano persone nel cassone evitano di girare.

Senza contare che buona parte delle strade fuori dal centro sono di terra o sabbia. Se bagnate, diventano fango.

Quando smette di piovere, tutti partono insieme. Embouteillage. A Kinshasa, è normale avere qualche ora di ritardo se è appena passata una pioggia. Come a Roma.

lunedì 3 settembre 2007

Noi eravamo qui.


Grazie a Marco, posso mettere qua la posizione precisa del luogo dove siamo stati! Le coordinate geografiche sono 4°25'13.31"S, 15°24'52.77"E. Su Google Maps si vede chiaramente la chiesa (è l'edificio diagonale grande) e una delle due case della missione (il tetto "luccica", anche se non saprei per che motivo). In realtà la foto satellitare è un pò vecchia, perché manca la seconda casa della missione e l'intero centro di formazione (posizionato a sud della chiesa).

giovedì 30 agosto 2007

Le foto.

Siamo tornati sani e salvi, e come previsto siamo stati riassorbiti dai nostri cicli quotidiani.

Non dispero però di scrivere ancora qualcosa in questo blog, come dicevo - non fosse altro che per rileggermelo da solo in futuro. Stay tuned (me lo dico da solo).

Nel frattempo sono riuscito a trovare il tempo di mettere online tutte le foto. Le trovate qua. C'è una minima classificazione, ma ben poca selezione e niente commenti.

Già che ci sono, vi lascio anche il link alle foto di Silvio.

lunedì 27 agosto 2007

Time to go

Il nostro tempo a Kingasani sta per finire. Domani abbiamo l'aereo per Roma. Saranno circa 24 ore di viaggio "da casa a casa", ovviamente sperando di non dover passare un'altra giornata ad Addis Abeba (mica male per carità, ma non ho più mutande di ricambio).

Oggi abbiamo "inaugurato" il centro, consegnandolo in qualche modo alla gestione dei ragazzi di Kingasani. Un pò di preoccupazione c'è, soprattutto per il fatto che sicuramente abbiamo lasciato delle cose incomplete (abbiamo lavorato anche fino a dopo l'inaugurazione per finire le ultime cose). Ma sarà il mio ottimismo esemplare che mi fa dire questo, andrà tutto benissimo. E sennò, hanno le nostre mail.

Sono rimaste diverse cose che ho scritto ma non postato, diverse altre che non ho nemmeno scritto e avrei voluto scrivere. Immagino che dopo che sarò tornato non avrà più molto senso metterle su, o forse sarò travolto dal quotidiano e non ci penserò nemmeno. Faccio un buon proposito del nuovo anno (che come tutti sanno inizia a settembre e non a gennaio); cercherò di mettere sul blog quello che per motivi di smanettamento, di pigrizia o di mancanza di corrente non ho mai messo. Almeno per futura memoria, almeno mia.

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Un giovane utente di Ubuntu
Vorrei cogliere l'occasione di questo blog per rompervi l'anima un momento con Linux.

Nel laboratorio di Kingasani abbiamo installato alla fine dieci PC per i corsi di alfabetizzazione informatica, e tre per l'accesso a Internet. In tutte queste macchine abbiamo installato due sistemi operativi: Windows e Ubuntu Linux.

Non mi metterò a ripetere qua tutta la pappardella sulla filosofia del software libero, anche perché ci sono altri testi che sono sicuramente scritti molto meglio.

Ci rendiamo ben conto che in contesti come questo, la battaglia per il software libero è prematura. Per loro è già tanto avercelo, il software. Ci immaginiamo facilmente che il giorno dopo la nostra partenza, è possibile che nessuno faccia più partire le macchine con Linux.

Ma al di là dei facili pessimismi abbiamo voluto lasciare una piccola impronta, un piccolo seme; magari qualcuno in futuro avrà la possibilità di approfondire qualcosa sul software libero. E comunque per noi era importante far loro capire che "computer" non è per forza uguale a "windows". Esistono delle alternative, che tra l'altro (a nostro umile avviso) sono migliori.

Vorrei esportare questo seme anche su questo blog, perché anche voi che leggete avete un'alternativa, e magari non lo sapete. E se non cominciate voi, chi comincerà?

Vi voglio dire solo questo. Se volete un pò bene al vostro computer, scaricate e installate Ubuntu. Eviterete così di doverlo sminare di virus e riformattare ogni mese. Avrete un sistema stabile, funzionale e facile da usare. Più di quanto pensate.