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giovedì 1 novembre 2007

Kingasani Rap.

A voi lo splendido video di una canzone rap di Jado, ragazzo che abbiamo conosciuto a Kingasani. Il titolo è "2K The News". Enjoy and stay tuned, ce ne sono in serbo altre. ;-)



giovedì 4 ottobre 2007

La sfiga ci vede benissimo.

Oggi un aereo Antonov 26 è precipitato subito dopo il decollo dall'aeroporto di N'Djili, a Kinshasa (BBC, Corriere, Repubblica). L'aereo è precipitato proprio sul quartiere di Kingasani, dove siamo stati quest'estate. Del resto la cosa non è particolarmente sorprendente; il quartiere è perfettamente in linea con la pista di decollo e di atterraggio, basta vederlo dalla mappa satellitare gentilmente fornita da Google Maps.

Il puntino segnato (un pò al di sotto della traiettoria di decollo degli aerei) è la missione, che è rimasta illesa.

Non sappiamo ancora se sia rimasto coinvolto qualcuno di nostra conoscenza, ma non importa molto. La sorte sembra accanirsi platealmente su chi non ne avrebbe bisogno, storia nota. E nelle prossime notti le strade di Kingasani probabilmente risuoneranno di molti canti.

lunedì 3 settembre 2007

Noi eravamo qui.


Grazie a Marco, posso mettere qua la posizione precisa del luogo dove siamo stati! Le coordinate geografiche sono 4°25'13.31"S, 15°24'52.77"E. Su Google Maps si vede chiaramente la chiesa (è l'edificio diagonale grande) e una delle due case della missione (il tetto "luccica", anche se non saprei per che motivo). In realtà la foto satellitare è un pò vecchia, perché manca la seconda casa della missione e l'intero centro di formazione (posizionato a sud della chiesa).

lunedì 27 agosto 2007

Time to go

Il nostro tempo a Kingasani sta per finire. Domani abbiamo l'aereo per Roma. Saranno circa 24 ore di viaggio "da casa a casa", ovviamente sperando di non dover passare un'altra giornata ad Addis Abeba (mica male per carità, ma non ho più mutande di ricambio).

Oggi abbiamo "inaugurato" il centro, consegnandolo in qualche modo alla gestione dei ragazzi di Kingasani. Un pò di preoccupazione c'è, soprattutto per il fatto che sicuramente abbiamo lasciato delle cose incomplete (abbiamo lavorato anche fino a dopo l'inaugurazione per finire le ultime cose). Ma sarà il mio ottimismo esemplare che mi fa dire questo, andrà tutto benissimo. E sennò, hanno le nostre mail.

Sono rimaste diverse cose che ho scritto ma non postato, diverse altre che non ho nemmeno scritto e avrei voluto scrivere. Immagino che dopo che sarò tornato non avrà più molto senso metterle su, o forse sarò travolto dal quotidiano e non ci penserò nemmeno. Faccio un buon proposito del nuovo anno (che come tutti sanno inizia a settembre e non a gennaio); cercherò di mettere sul blog quello che per motivi di smanettamento, di pigrizia o di mancanza di corrente non ho mai messo. Almeno per futura memoria, almeno mia.

Piccolo spazio pubblicità

Un giovane utente di Ubuntu
Vorrei cogliere l'occasione di questo blog per rompervi l'anima un momento con Linux.

Nel laboratorio di Kingasani abbiamo installato alla fine dieci PC per i corsi di alfabetizzazione informatica, e tre per l'accesso a Internet. In tutte queste macchine abbiamo installato due sistemi operativi: Windows e Ubuntu Linux.

Non mi metterò a ripetere qua tutta la pappardella sulla filosofia del software libero, anche perché ci sono altri testi che sono sicuramente scritti molto meglio.

Ci rendiamo ben conto che in contesti come questo, la battaglia per il software libero è prematura. Per loro è già tanto avercelo, il software. Ci immaginiamo facilmente che il giorno dopo la nostra partenza, è possibile che nessuno faccia più partire le macchine con Linux.

Ma al di là dei facili pessimismi abbiamo voluto lasciare una piccola impronta, un piccolo seme; magari qualcuno in futuro avrà la possibilità di approfondire qualcosa sul software libero. E comunque per noi era importante far loro capire che "computer" non è per forza uguale a "windows". Esistono delle alternative, che tra l'altro (a nostro umile avviso) sono migliori.

Vorrei esportare questo seme anche su questo blog, perché anche voi che leggete avete un'alternativa, e magari non lo sapete. E se non cominciate voi, chi comincerà?

Vi voglio dire solo questo. Se volete un pò bene al vostro computer, scaricate e installate Ubuntu. Eviterete così di doverlo sminare di virus e riformattare ogni mese. Avrete un sistema stabile, funzionale e facile da usare. Più di quanto pensate.

martedì 14 agosto 2007

Smanettoni in Congo

Smanettamento
Allora, pare che da questo blog non si capisce bene che ci siamo venuti a fare qua.

A parte il fatto che il link alla pagina del progetto è ben visibile sulla destra di questa pagina (prego cadaunare la diapositiva), per i pigri che non si vogliono leggere tutto il malloppazzo del progetto ve lo riassumo in due righe: siamo venuti qua a selezionare la nuova generazione di nerd congolesi.

Quelli che smonteranno dodici PC perfettamente funzionanti per ottenerne uno leggermente più veloce e un ammasso di rottami. Quelli che passeranno notti insonni a ricompilare i kernel di Linux perché non viene riconosciuta la scheda audio. Quelli che si massacreranno di ping, traceroute, tcpdump per capire perché non passano i pacchetti SMTP finché non scopriranno che era staccato il cavo di rete. Quelli che diventeranno come Samuele, per intenderci.

(Consolatevi: se non avete capito niente di questo paragrafo non siete a rischio.)

Sembra invece che qua la cosa interessi. Probabilmente non sanno a cosa stanno andando incontro. Comunque sembra che seguano con attenzione, anche se nelle nostre pseudolezioni stiamo condensando le conoscenze acquisite con anni di studi (e per quanto mi riguarda, decenni di insipienza accumulata senza un minimo sguardo alla teoria) in tre settimane.

L'ostacolo più grosso è la lingua. Non tanto perché non siamo in grado di parlare francese; quanto perché questi simpaticoni transalpini hanno pensato bene di tradurre qualsiasi termine tecnico nella loro benedetta lingua.

Ordinatore? Repertorio? Commutatore? Passerella? Ma che roba è?

lunedì 13 agosto 2007

Manhattan Transfert

Una strada di Kingasani
Kingasani è come Manhattan.

A prima vista, come scrivevo i primi giorni, sembra un quartiere-fungo nato spontaneo lungo le vie dell'autostrada che collega Kinshasa all'aeroporto. Un pò come il Mandrione, come il borghetto degli Angeli, dove poco prima che partissi stavano facendo le fogne; quarant'anni dopo la nascita del quartiere.

Non è proprio così. E' vero, le fogne non ci sono neanche qua. E' vero, dall'autostrada gli svincoli non sembrano esistere; bisogna passare attraverso il "marciapiede", o meglio la strada di sabbia dove passano i pedoni, e infilarsi in vie di sabbia e terra sempre più strette man mano che ci si allontana dalla via principale.

Ma la fisionomia del quartiere è identica a quella di Manhattan. Le strade sono tutte ad angolo retto tra di loro e costituiscono degli isolati; ogni via ha un nome, e gli insiemi di vie costituiscono dei sottoquartieri, anche loro con i loro nomi. Gli isolati possono appartenere a più proprietari, ognuno con la sua "parcelle", la particella di terreno.

Tutto è molto più ordinato e organizzato di come sembra a prima vista. Ci sono le "rues marchandes", più affollate delle altre, con i banchetti che fungono da negozi: dai peperoncini, al pesce essiccato, al carbone, ai cellulari. Ovviamente tutti hanno un cellulare qua; con 1 dollaro si può avere una scheda. Niente nome, cognome, residenza: un dollaro.

Metà dello stipendio medio giornaliero.

giovedì 9 agosto 2007

Flashback: il viaggio

Samuele a Fiumicino
Facciamo un passo indietro. Domenica 5 agosto, Roma.

Dobbiamo partire tutti e tre da Fiumicino, quindi appuntamento a Roma, a casa mia. Ho in casa 3 PC e una stampante che dobbiamo portare giù, e ce li dobbiamo distribuire nei nostri bagagli. Pare che portarci i PC negli scatoloni potrebbe darci problemi con la dogana, quindi dobbiamo infilarli nelle valigie.

Gli altri 7 PC (in totale sono 10) che servono per il centro li abbiamo già mandati a dei ragazzi di Lecco che scenderanno a Kinshasa un giorno dopo di noi. Ci avranno maledetti in perpetuità.

Samuele deve arrivare col treno a Termini. Peccato che a Roma San Pietro gli comunicano che la stazione Trastevere ha preso fuoco (?) e quindi il treno si ferma. Samuele carico come un mulo si fa fino a Termini sul 64 zeppo. Medaglia al valore.

A parte questi piccoli intoppi, ci troviamo tutti a casa mia insieme a genitori sparsi che ci accompagneranno all'aeroporto. Seminiamo hardware per casa ovunque (ovviamente Samuele si è portato appresso un laboratorio di microelettrotecnica), mettiamo tutto nelle valigie e finalmente via.

Il volo è Roma - Addis Abeba - Kinshasa, e parte a un orario molto comodo: le ore 01:50. A Fiumicino ci siamo noi, gli agenti dell'Ethiopian e qualche addetto alle pulizie. Temiamo per il peso dei bagagli: abbiamo un limite di 45kg per uno, ma la somma supera di 10kg. Ma nessuno se ne accorge (vai tu a sommare il peso di 8 bagagli!), quindi la passiamo liscia.

Ovviamente nel volo non si dorme, e arriviamo in ritardo a Addis. La mia speranza segreta si realizza: siamo in ritardo, perdiamo la coincidenza. Dobbiamo passare 24 ore a Addis Abeba, a spese di Ethiopian. Grandioso.

mercoledì 8 agosto 2007

Da Vilnius a Kinshasa

Pochi capiranno questo riferimento intellettuale; dopo il viaggio nei Paesi Baltici di maggio, adesso sono a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Diventando così probabilmente uno dei pochi esseri umani ad essere stato dal Congo alla Lituania (anzi, viceversa) nel giro di pochi mesi.

Ci troviamo a Kingasani, commune de Kimbanseke, Kinshasa, per installare un centro informatico. Il centro si trova presso una missione, che è a tutti gli effetti l'unico punto di aggregazione del quartiere.

Quartiere che poi non è un "quartiere" come lo immaginate voi.

Prendete una strada piuttosto grande, diciamo 2-3 corsie per parte. Tiratela dritta e asfaltatela, dal centro di Kinshasa all'aeroporto. Ai lati vi ritroverete una serie di quartieri "informali", spuntati senza particolari infrastrutture (leggi: no acqua, no fogne, no elettricità), su strade di sabbia frammischiata a vari residui stratificati. Aggiungete qualche centinaio di migliaia di persone, mescolate bene ed ecco a voi Kingasani. In mezzo a Kingasani, la missione della Consolata.

Non vorrei liquidare le mie impressioni in poche parole. Cercherò di farlo in futuro. Per ora mi limito ai fatti.

Sono qua con Silvio e Samuele, i due altri ISFini (soci di Ingegneria Senza Frontiere) che partecipano al progetto. Stiamo alloggiati presso la missione. A quanto dice Silvio, che è stato qua due anni fa, è un Club Med: lui due anni fa si lavava col secchio e il suo progetto si svolgeva presso un posto senza bagni né posti dove comprare da mangiare (quindi non pranzava). Per andarci, si faceva 1 ora in taxibus.

Noi abbiamo una doccia, facciamo 3 pasti al giorno, e abbiamo il lavoro a 100m dal nostro letto. Meglio che a casa.

Non usciamo molto dalla missione, se non per qualche giretto nel quartiere. Il centro è a 20km, noi non sapremmo come arrivarci; e pare che dopo le 20 non sia tanto il caso di uscire. Dovremo fare a meno di Kinshasa by Night, a quanto pare.

Domani però ci sarà Kinshasa by day; andiamo in giro in città a fare un pò di spese.