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giovedì 29 novembre 2007

La ville la plus romantique du monde.

Roma-Kinshasa, con Air France, si fa ovviamente via Parigi. Si arriva la sera e si riparte la mattina. E nel frattempo si dorme là, in uno dei molti splendidi alberghi di Roissy en France, a due passi dall'aeroporto Paris CDG.

Se non sbaglio, è stata la Francia con "Formule 1" a inventare questi alberghi "fast-food" (si potrebbe forse dire fast-sleep). Vieni, dormi e te ne vai. Simili ai voli low-cost.

Se hai bisogno di spostarti da A a B, Ryanair di base te lo fa fare praticamente gratis. Se poi hai esigenze supplementari (vuoi un posto comodo? Prenoti senza troppo anticipo? Ma che per caso pensavi di portare anche dei bagagli?) paghi in più.

Allo stesso modo i dors-vite francesi ti fanno dormire. Arrivi la sera, riparti la mattina, ti dò un letto e un bagno, cosa rompi le balle? Se vuoi la colazione paghi in più. Se vuoi la connessione paghi in più. Se vuoi una birra per rilassarti prima di andare a dormire, paghi... Ah, no. Quella proprio non c'è. Bravi. Analcolici. Gli alberghi per i camionisti. Giusto.

In realtà la connessione gratis c'è, ma solo dalla hall. E dalla camera 101 (la mia), che sta giusto sopra la hall. Fortunello.

(Nota di 3 giorni dopo: ciò non toglie che sono svenuto a letto prima di riuscire a postare questo sul blog...)

giovedì 4 ottobre 2007

La sfiga ci vede benissimo.

Oggi un aereo Antonov 26 è precipitato subito dopo il decollo dall'aeroporto di N'Djili, a Kinshasa (BBC, Corriere, Repubblica). L'aereo è precipitato proprio sul quartiere di Kingasani, dove siamo stati quest'estate. Del resto la cosa non è particolarmente sorprendente; il quartiere è perfettamente in linea con la pista di decollo e di atterraggio, basta vederlo dalla mappa satellitare gentilmente fornita da Google Maps.

Il puntino segnato (un pò al di sotto della traiettoria di decollo degli aerei) è la missione, che è rimasta illesa.

Non sappiamo ancora se sia rimasto coinvolto qualcuno di nostra conoscenza, ma non importa molto. La sorte sembra accanirsi platealmente su chi non ne avrebbe bisogno, storia nota. E nelle prossime notti le strade di Kingasani probabilmente risuoneranno di molti canti.

sabato 11 agosto 2007

Atterraggio.

N'Djili Airport, Kinshasa
L'aeroporto di Kinshasa si chiama N'Djili. Il codice aeroportuale è FIH, che non si capisce assolutamente da dove venga. Manco a dire Leopoldville, quando il Congo non era ancora Democratico, non era nemmeno Zaire, ma era Belga.

L'aereo atterra e dalla scaletta si cammina direttamente per 100 metri fino al controllo passaporti, come a Ciampino ai bei vecchi tempi in cui c'era solo Virgin.

Al controllo passaporti ci sono quattro file: diplomatici, VIP, nazionali ed espatriati. Il Congo non è paese da turisti, non saprebbero in che fila mettersi. Per esclusione andiamo nella fila degli espatriati, insieme ai tanti congolesi che entrano col loro passaporto straniero; contrariamente alle previsioni terroristiche di Silvio, la guardia di frontiera ci fa passare, e anche i paramedici in camice bianco che controllano il certificato di vaccinazione della febbre gialla.

Il recupero bagagli è tutt'altra cosa. Raggiungiamo un invidiabile score di 0 bagagli arrivati su 8 spediti, prima di scoprire che l'Ethiopian era stata fin troppo solerte e ce li aveva messi nel volo che noi non eravamo riusciti a prendere. C'è tutto, ed è tutto sano.

All'uscita dall'aeroporto, la guardia ci chiede se abbiamo un pò d'acqua per lui. Marco, il missionario laico che ci è venuto a prendere, ci spiega che è un codice: l'acqua vale 100 franchi congolesi, un "sucré" (bibita) vale 2-300 franchi, una birra 600 franchi. Un dollaro sono 500 franchi, un euro 650.

Marco gli risponde che in stagione secca l'acqua è rara, e ce la caviamo con una risata.

Passiamo il cancello, e siamo a Kinshasa.

giovedì 9 agosto 2007

Flashback: il viaggio

Samuele a Fiumicino
Facciamo un passo indietro. Domenica 5 agosto, Roma.

Dobbiamo partire tutti e tre da Fiumicino, quindi appuntamento a Roma, a casa mia. Ho in casa 3 PC e una stampante che dobbiamo portare giù, e ce li dobbiamo distribuire nei nostri bagagli. Pare che portarci i PC negli scatoloni potrebbe darci problemi con la dogana, quindi dobbiamo infilarli nelle valigie.

Gli altri 7 PC (in totale sono 10) che servono per il centro li abbiamo già mandati a dei ragazzi di Lecco che scenderanno a Kinshasa un giorno dopo di noi. Ci avranno maledetti in perpetuità.

Samuele deve arrivare col treno a Termini. Peccato che a Roma San Pietro gli comunicano che la stazione Trastevere ha preso fuoco (?) e quindi il treno si ferma. Samuele carico come un mulo si fa fino a Termini sul 64 zeppo. Medaglia al valore.

A parte questi piccoli intoppi, ci troviamo tutti a casa mia insieme a genitori sparsi che ci accompagneranno all'aeroporto. Seminiamo hardware per casa ovunque (ovviamente Samuele si è portato appresso un laboratorio di microelettrotecnica), mettiamo tutto nelle valigie e finalmente via.

Il volo è Roma - Addis Abeba - Kinshasa, e parte a un orario molto comodo: le ore 01:50. A Fiumicino ci siamo noi, gli agenti dell'Ethiopian e qualche addetto alle pulizie. Temiamo per il peso dei bagagli: abbiamo un limite di 45kg per uno, ma la somma supera di 10kg. Ma nessuno se ne accorge (vai tu a sommare il peso di 8 bagagli!), quindi la passiamo liscia.

Ovviamente nel volo non si dorme, e arriviamo in ritardo a Addis. La mia speranza segreta si realizza: siamo in ritardo, perdiamo la coincidenza. Dobbiamo passare 24 ore a Addis Abeba, a spese di Ethiopian. Grandioso.