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venerdì 14 dicembre 2007

Christmas with the Yours

Natale a Kinshasa

Ogni tanto leggo mail, vedo siti, sento persone... (mi muovo, conosco, faccio cose). Il Natale sta arrivando, è chiaro. La morsa del freddo, in Italia nevica, bianco Natal.

Anche qua Natale si avvicina. La foto di cui sopra è stata scattata alla reception dell'Hotel Invest il giorno 6 dicembre, quando siamo passati per Kinshasa. Alla tenera temperatura di 30 gradi è stato confortante vedere Babbo Natale, l'alberello (but not a true tree) e il giocondo pupazzotto ad aspettarci.

Il 7 dicembre, al nostro arrivo a Kisangani, un gruppo di bambini della parrocchia accanto alla missione dove dormiamo ha eseguito uno "Stille Nacht" perfettamente intonato (ancorché non saprei dire in che lingua).

E devo dire che seduto qui, sudato nella mia stanza, questi pensieri un pò mi rinfrescano. Subito dopo il ricordo del documentario sul festival del Nord di Murmansk che ho visto sul volo Parigi-Kinshasa.

giovedì 29 novembre 2007

Atterraggio morbido

Questo blog lo legge anche mia madre, per cui non insisterò troppo sui seguenti fatti:

- Le linee aeree congolesi che fanno i voli interni sono tutte state bandite dall'Unione Europea (mia mamma lo sa benissimo, quando mai mi è venuto in mente di insegnarle a usare Internet?)

- Gli alberghi a Kinshasa costano 70 dollari a notte, praticamente uno stipendio medio di un congolese. E le stanze... Vabbè. Fa venire nostalgia dell'albergo dell'aeroporto di Parigi.

- Gli alberghi a Lubumbashi, invece, costano 60 dollari a notte, ma in compenso la sera non c'è l'acqua (che almeno a Kinshasa c'era).

- Il mio cellulare congolese non riesce a ricevere telefonate (ma lo faccio riparare, giuro).

Mamma, va tutto bene. Sono sano e salvo a Lumumbashi, che tra l'altro è molto più carina di Kinshasa! (Davvero).

giovedì 6 settembre 2007

Piove sul bagnato.

Oggi a Roma piove.

Quando a Roma piove, il traffico impazzisce. Il popolo romano è in gran parte abituato a muoversi con mezzi a due ruote; all'arrivo di qualche goccia di pioggia, tutti lasciano il motorino o la moto a casa.

E prendono l'autobus? Sbagliato. Prendono la macchina. Per una proprietà peculiare relativa al volume dei mezzi di locomozione, se ogni persona che doveva spostarsi in motorino prende la macchina le strade di Roma si tappano. Embouteillage.

Che c'entra, direte voi? C'entra perché a Kinshasa succede esattamente il contrario. Quando piove, è il momento migliore per uscire. Per strada non c'è quasi nessuno.

Perché? Molto semplice: perché una considerevole proporzione dei veicoli è aperta. Le macchine hanno i vetri rotti. I pullmini che fanno da taxibus collettivi hanno degli oblò laterali (tagliati con il frullino) per dare aria alle persone stipate dentro. I camion che trasportano persone nel cassone evitano di girare.

Senza contare che buona parte delle strade fuori dal centro sono di terra o sabbia. Se bagnate, diventano fango.

Quando smette di piovere, tutti partono insieme. Embouteillage. A Kinshasa, è normale avere qualche ora di ritardo se è appena passata una pioggia. Come a Roma.

venerdì 24 agosto 2007

Frühstuck in Wien

Colazione al Café Mozart
No, non ci siamo trasferiti in Austria. Eppure quello che vedete sul tavolo (soprattutto se ingrandite la foto) è realtà: coppe di gelato (mango, ananas, banana fatti con vera frutta), una fetta di Sacher, un cannolo.

Queste foto sono state prese in uno dei posti più paradossali di Kinshasa: il Café Mozart. Ci siamo andati ieri, in uno dei nostri rari giri in città. Dopo un'ora di traffico per raggiungere il centro, abbiamo scoperto che la persona con cui avevamo appuntamento era in ritardo (sarebbe poi arrivata due ore dopo, ma questo meriterebbe un post a parte sui tempi africani). Ne abbiamo quindi approfittato per un break di mezza mattina in questo caffè, che potrebbe perfettamente trovarsi sul Danubio se non fosse per un frigo con la pubblicità della birra "Skol".

Come potrete immaginare, la clientela è costituita quasi esclusivamente da bianchi, o comunque da persone che si possono permettere di pagare un dollaro per ogni gusto di gelato.

il bancone dei dolci del Café Mozart
Diversamente da quello che avrete pensato, invece, non si tratta di un avido imprenditore assetato di profitto che ha messo su questo caffè, bensì una congregazione di suore che l'hanno creato come appendice della scuola alberghiera che gestiscono. Le cameriere sono delle ragazze recuperate dalla strada, alcune delle quali sono anche andate a fare uno stage a Vienna.

Messa così, ci è saltato anche il senso di colpa iniziale che abbiamo provato entrando in questo posto. Se non ci spendiamo dei soldi noi, in fondo, chi mai lo farà? Tra l'altro la clientela è piuttosto rara, e dubito che il negozio abbia grandi profitti.

E sarebbe un peccato se scomparisse, perché il gelato è veramente buono.

sabato 11 agosto 2007

Atterraggio.

N'Djili Airport, Kinshasa
L'aeroporto di Kinshasa si chiama N'Djili. Il codice aeroportuale è FIH, che non si capisce assolutamente da dove venga. Manco a dire Leopoldville, quando il Congo non era ancora Democratico, non era nemmeno Zaire, ma era Belga.

L'aereo atterra e dalla scaletta si cammina direttamente per 100 metri fino al controllo passaporti, come a Ciampino ai bei vecchi tempi in cui c'era solo Virgin.

Al controllo passaporti ci sono quattro file: diplomatici, VIP, nazionali ed espatriati. Il Congo non è paese da turisti, non saprebbero in che fila mettersi. Per esclusione andiamo nella fila degli espatriati, insieme ai tanti congolesi che entrano col loro passaporto straniero; contrariamente alle previsioni terroristiche di Silvio, la guardia di frontiera ci fa passare, e anche i paramedici in camice bianco che controllano il certificato di vaccinazione della febbre gialla.

Il recupero bagagli è tutt'altra cosa. Raggiungiamo un invidiabile score di 0 bagagli arrivati su 8 spediti, prima di scoprire che l'Ethiopian era stata fin troppo solerte e ce li aveva messi nel volo che noi non eravamo riusciti a prendere. C'è tutto, ed è tutto sano.

All'uscita dall'aeroporto, la guardia ci chiede se abbiamo un pò d'acqua per lui. Marco, il missionario laico che ci è venuto a prendere, ci spiega che è un codice: l'acqua vale 100 franchi congolesi, un "sucré" (bibita) vale 2-300 franchi, una birra 600 franchi. Un dollaro sono 500 franchi, un euro 650.

Marco gli risponde che in stagione secca l'acqua è rara, e ce la caviamo con una risata.

Passiamo il cancello, e siamo a Kinshasa.