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lunedì 10 dicembre 2007

Pubblicità Progresso

Rien ne vous rapproche comme...
Lo so, mi è presa la fissa delle foto alle scritte. Che volete fà. Questa è pure un pò "montata". Una delle compagnie telefoniche locali ha come slogan "Niente vi avvicina come Vodacom" (ho fatto pubblicità, mamma mia). E presa da un certo angolo dietro alla base MONUC, bè... Ecco qua.

Più in generale, tanto per ritornare alle storie economiche, viaggiando per il Congo ci si accorge che le uniche società che fanno pubblicità qui sono le compagnie telefoniche (di cellulari, qua non esiste telefonia fissa, l'ho già detto no?) e... Le birre. Birrifici che sono tra l'altro praticamente le uniche industrie di trasformazione presenti nel territorio. La terra è ricca di materie prime, ma ce le rubiamo tutte noi e le trasformiamo altrove. Ci mancherebbe che qui si mettessero a tostare il caffè o a lavorare i diamanti. Però gli lasciamo la birra.

venerdì 24 agosto 2007

Frühstuck in Wien

Colazione al Café Mozart
No, non ci siamo trasferiti in Austria. Eppure quello che vedete sul tavolo (soprattutto se ingrandite la foto) è realtà: coppe di gelato (mango, ananas, banana fatti con vera frutta), una fetta di Sacher, un cannolo.

Queste foto sono state prese in uno dei posti più paradossali di Kinshasa: il Café Mozart. Ci siamo andati ieri, in uno dei nostri rari giri in città. Dopo un'ora di traffico per raggiungere il centro, abbiamo scoperto che la persona con cui avevamo appuntamento era in ritardo (sarebbe poi arrivata due ore dopo, ma questo meriterebbe un post a parte sui tempi africani). Ne abbiamo quindi approfittato per un break di mezza mattina in questo caffè, che potrebbe perfettamente trovarsi sul Danubio se non fosse per un frigo con la pubblicità della birra "Skol".

Come potrete immaginare, la clientela è costituita quasi esclusivamente da bianchi, o comunque da persone che si possono permettere di pagare un dollaro per ogni gusto di gelato.

il bancone dei dolci del Café Mozart
Diversamente da quello che avrete pensato, invece, non si tratta di un avido imprenditore assetato di profitto che ha messo su questo caffè, bensì una congregazione di suore che l'hanno creato come appendice della scuola alberghiera che gestiscono. Le cameriere sono delle ragazze recuperate dalla strada, alcune delle quali sono anche andate a fare uno stage a Vienna.

Messa così, ci è saltato anche il senso di colpa iniziale che abbiamo provato entrando in questo posto. Se non ci spendiamo dei soldi noi, in fondo, chi mai lo farà? Tra l'altro la clientela è piuttosto rara, e dubito che il negozio abbia grandi profitti.

E sarebbe un peccato se scomparisse, perché il gelato è veramente buono.

lunedì 20 agosto 2007

Two-Headed Dollar

Due post in poche ore. Sono proprio ispirato. O forse è solo perché non è ancora andata via la corrente.

La RDC, come tanti altri paesi, è "dollar-based". Nel senso che la valuta forte, qua, è il dollaro statunitense. L'euro viene preso, ma il dollaro piace di più. Quindi noi, ovviamente, ci siamo portati un pò di dollari.

Il vecchio formato dei 20$
Samuele in particolare è arrivato in Congo con un pacchetto di dollari "con la testa piccola", quelli emessi prima degli anni 2000. Ebbene, questi dollari, in Repubblica Democratica del Congo (e anche in Etiopia, perché allo scalo ad Addis ci abbiamo provato) non vengono accettati.

Forse non tutti sanno che i dollari non scadono. La notra sempre affidabile Wikipedia ci spiega che sono valide tutte le banconote emesse dal 1861 a oggi.

Il nuovo formato dei 20$
Samuele si ritrova quindi possessore di un piccolo rotolo di dollari che a Detroit, Michigan, lo manderebbe avanti diversi giorni. A Kinshasa, invece, dove lo stesso valore di dollari potrebbe farlo vivere probabilmente per qualche settimana, quelle banconote sono carta straccia. Un simpatico paradosso. Fosse successo a tutti e tre ora avremmo dei problemi.

E quindi prima di tutto un annuncio di utilità pubblica: se venite in Africa, portatevi i dollari con la testa grossa, quelli con la data posteriore al 2000. Altrimenti vi ritroverete ricchi ma affamati.

E in secondo luogo una semplice domanda: perché?

domenica 19 agosto 2007

Mundele, pesa mbongo!*

Mercato del pesce a Kinkole
In Congo siamo dei rotoli di dollari che camminano. Al di fuori di un raggio di qualche chilometro dalla missione, veniamo regolarmente avvicinati da mercanti e mendicanti che cercano di far passare alcuni dei franchi congolesi dalle nostre tasche alle loro. Comprensibilmente, visto che nelle nostre tasche è spesso contenuto il guadagno medio di un mese per uno di loro. La prima frase in francese che i bambini di città imparano è "Mundele, donne-moi l'argent!"*

Chiaramente, anche i prezzi sono differenziati a seconda del colore della pelle. Noi ci scandalizziamo che i commercianti chiedano a noi un prezzo doppio o triplo di quello che chiedono a un locale, ma è davvero ingiusto?

Anni fa, un gruppo di saltimbanchi olandesi andava in giro su una nave portando uno spettacolo itinerante. All'entrata, gli spettatori venivano pesati; il prezzo del biglietto variava a seconda del peso dello spettatore.

Qualcuno ha proposto di far pagare le multe in funzione del reddito. Un incosciente ricco con la Ferrari non eviterà di andare a 300 km/h in autostrada solo perché potrebbe prendere cento euro di multa. Se ne potrebbe permettere diecimila, di multe così.

E quindi, forse anch'io dovrei pagare un CD sei dollari invece dei tre che paga un autoctono.

Oggi, mentre eravamo a Kinkole, il lido di Ostia di Kinshasa, contornati da venditori ambulanti, un ragazzo congolese che ci accompagnava ci ha fatto notare che lui i CD li pagava la metà di quanto il venditore ci aveva chiesto. E' stato aggredito, perché lui tradiva i fratelli, tradiva il Congo e si era venduto ai bianchi.

Al di là del ragionamento sulla probabile iniquità di pagare le cose quanto le paga uno di qua, mi sono trovato palesemente davanti agli occhi questa barriera che ci divide in "noi" e "loro". Una barriera ineluttabile e probabilmente incrollabile. Mi sono chiesto se potrò mai superare la condizione di dollaro deambulante. O se piuttosto noi mundele non siamo in qualche modo condannati a mantenere il ruolo di vacche da mungere o - al contrario - di sfruttatori che si approfittano di un popolo in miseria per far prosperare i propri affari.

In Congo, ad esempio, non esiste praticamente nessun business in mano a proprietari locali. Senza andare troppo lontano a cercare le multinazionali americane ed europee, anche i piccoli commerci sono in mano a stranieri. Libanesi, indiani, pakistani, cinesi. Gran parte dei soldi spesi in Congo esce dunque dal paese.

I congolesi al limite si muovono su un'economia di sussistenza: possono essere proprietari di un banchetto per la strada che vende il pesce essiccato, o la farina di manioca, o le ricariche dei cellulari. Oppure fanno i venditori ambulanti di CD.

(*Bianco, dammi i soldi!)