Siamo tornati sani e salvi, e come previsto siamo stati riassorbiti dai nostri cicli quotidiani.
Non dispero però di scrivere ancora qualcosa in questo blog, come dicevo - non fosse altro che per rileggermelo da solo in futuro. Stay tuned (me lo dico da solo).
Nel frattempo sono riuscito a trovare il tempo di mettere online tutte le foto. Le trovate qua. C'è una minima classificazione, ma ben poca selezione e niente commenti.
Già che ci sono, vi lascio anche il link alle foto di Silvio.
lunedì 27 agosto 2007
Time to go
Il nostro tempo a Kingasani sta per finire. Domani abbiamo l'aereo per Roma. Saranno circa 24 ore di viaggio "da casa a casa", ovviamente sperando di non dover passare un'altra giornata ad Addis Abeba (mica male per carità, ma non ho più mutande di ricambio).
Oggi abbiamo "inaugurato" il centro, consegnandolo in qualche modo alla gestione dei ragazzi di Kingasani. Un pò di preoccupazione c'è, soprattutto per il fatto che sicuramente abbiamo lasciato delle cose incomplete (abbiamo lavorato anche fino a dopo l'inaugurazione per finire le ultime cose). Ma sarà il mio ottimismo esemplare che mi fa dire questo, andrà tutto benissimo. E sennò, hanno le nostre mail.
Sono rimaste diverse cose che ho scritto ma non postato, diverse altre che non ho nemmeno scritto e avrei voluto scrivere. Immagino che dopo che sarò tornato non avrà più molto senso metterle su, o forse sarò travolto dal quotidiano e non ci penserò nemmeno. Faccio un buon proposito del nuovo anno (che come tutti sanno inizia a settembre e non a gennaio); cercherò di mettere sul blog quello che per motivi di smanettamento, di pigrizia o di mancanza di corrente non ho mai messo. Almeno per futura memoria, almeno mia.
Oggi abbiamo "inaugurato" il centro, consegnandolo in qualche modo alla gestione dei ragazzi di Kingasani. Un pò di preoccupazione c'è, soprattutto per il fatto che sicuramente abbiamo lasciato delle cose incomplete (abbiamo lavorato anche fino a dopo l'inaugurazione per finire le ultime cose). Ma sarà il mio ottimismo esemplare che mi fa dire questo, andrà tutto benissimo. E sennò, hanno le nostre mail.
Sono rimaste diverse cose che ho scritto ma non postato, diverse altre che non ho nemmeno scritto e avrei voluto scrivere. Immagino che dopo che sarò tornato non avrà più molto senso metterle su, o forse sarò travolto dal quotidiano e non ci penserò nemmeno. Faccio un buon proposito del nuovo anno (che come tutti sanno inizia a settembre e non a gennaio); cercherò di mettere sul blog quello che per motivi di smanettamento, di pigrizia o di mancanza di corrente non ho mai messo. Almeno per futura memoria, almeno mia.
Piccolo spazio pubblicità

Vorrei cogliere l'occasione di questo blog per rompervi l'anima un momento con Linux.
Nel laboratorio di Kingasani abbiamo installato alla fine dieci PC per i corsi di alfabetizzazione informatica, e tre per l'accesso a Internet. In tutte queste macchine abbiamo installato due sistemi operativi: Windows e Ubuntu Linux.
Non mi metterò a ripetere qua tutta la pappardella sulla filosofia del software libero, anche perché ci sono altri testi che sono sicuramente scritti molto meglio.
Ci rendiamo ben conto che in contesti come questo, la battaglia per il software libero è prematura. Per loro è già tanto avercelo, il software. Ci immaginiamo facilmente che il giorno dopo la nostra partenza, è possibile che nessuno faccia più partire le macchine con Linux.
Ma al di là dei facili pessimismi abbiamo voluto lasciare una piccola impronta, un piccolo seme; magari qualcuno in futuro avrà la possibilità di approfondire qualcosa sul software libero. E comunque per noi era importante far loro capire che "computer" non è per forza uguale a "windows". Esistono delle alternative, che tra l'altro (a nostro umile avviso) sono migliori.
Vorrei esportare questo seme anche su questo blog, perché anche voi che leggete avete un'alternativa, e magari non lo sapete. E se non cominciate voi, chi comincerà?
Vi voglio dire solo questo. Se volete un pò bene al vostro computer, scaricate e installate Ubuntu. Eviterete così di doverlo sminare di virus e riformattare ogni mese. Avrete un sistema stabile, funzionale e facile da usare. Più di quanto pensate.
venerdì 24 agosto 2007
Frühstuck in Wien

No, non ci siamo trasferiti in Austria. Eppure quello che vedete sul tavolo (soprattutto se ingrandite la foto) è realtà: coppe di gelato (mango, ananas, banana fatti con vera frutta), una fetta di Sacher, un cannolo.
Queste foto sono state prese in uno dei posti più paradossali di Kinshasa: il Café Mozart. Ci siamo andati ieri, in uno dei nostri rari giri in città. Dopo un'ora di traffico per raggiungere il centro, abbiamo scoperto che la persona con cui avevamo appuntamento era in ritardo (sarebbe poi arrivata due ore dopo, ma questo meriterebbe un post a parte sui tempi africani). Ne abbiamo quindi approfittato per un break di mezza mattina in questo caffè, che potrebbe perfettamente trovarsi sul Danubio se non fosse per un frigo con la pubblicità della birra "Skol".
Come potrete immaginare, la clientela è costituita quasi esclusivamente da bianchi, o comunque da persone che si possono permettere di pagare un dollaro per ogni gusto di gelato.

Diversamente da quello che avrete pensato, invece, non si tratta di un avido imprenditore assetato di profitto che ha messo su questo caffè, bensì una congregazione di suore che l'hanno creato come appendice della scuola alberghiera che gestiscono. Le cameriere sono delle ragazze recuperate dalla strada, alcune delle quali sono anche andate a fare uno stage a Vienna.
Messa così, ci è saltato anche il senso di colpa iniziale che abbiamo provato entrando in questo posto. Se non ci spendiamo dei soldi noi, in fondo, chi mai lo farà? Tra l'altro la clientela è piuttosto rara, e dubito che il negozio abbia grandi profitti.
E sarebbe un peccato se scomparisse, perché il gelato è veramente buono.
lunedì 20 agosto 2007
Two-Headed Dollar
Due post in poche ore. Sono proprio ispirato. O forse è solo perché non è ancora andata via la corrente.
La RDC, come tanti altri paesi, è "dollar-based". Nel senso che la valuta forte, qua, è il dollaro statunitense. L'euro viene preso, ma il dollaro piace di più. Quindi noi, ovviamente, ci siamo portati un pò di dollari.

Samuele in particolare è arrivato in Congo con un pacchetto di dollari "con la testa piccola", quelli emessi prima degli anni 2000. Ebbene, questi dollari, in Repubblica Democratica del Congo (e anche in Etiopia, perché allo scalo ad Addis ci abbiamo provato) non vengono accettati.
Forse non tutti sanno che i dollari non scadono. La notra sempre affidabile Wikipedia ci spiega che sono valide tutte le banconote emesse dal 1861 a oggi.

Samuele si ritrova quindi possessore di un piccolo rotolo di dollari che a Detroit, Michigan, lo manderebbe avanti diversi giorni. A Kinshasa, invece, dove lo stesso valore di dollari potrebbe farlo vivere probabilmente per qualche settimana, quelle banconote sono carta straccia. Un simpatico paradosso. Fosse successo a tutti e tre ora avremmo dei problemi.
E quindi prima di tutto un annuncio di utilità pubblica: se venite in Africa, portatevi i dollari con la testa grossa, quelli con la data posteriore al 2000. Altrimenti vi ritroverete ricchi ma affamati.
E in secondo luogo una semplice domanda: perché?
La RDC, come tanti altri paesi, è "dollar-based". Nel senso che la valuta forte, qua, è il dollaro statunitense. L'euro viene preso, ma il dollaro piace di più. Quindi noi, ovviamente, ci siamo portati un pò di dollari.

Samuele in particolare è arrivato in Congo con un pacchetto di dollari "con la testa piccola", quelli emessi prima degli anni 2000. Ebbene, questi dollari, in Repubblica Democratica del Congo (e anche in Etiopia, perché allo scalo ad Addis ci abbiamo provato) non vengono accettati.
Forse non tutti sanno che i dollari non scadono. La notra sempre affidabile Wikipedia ci spiega che sono valide tutte le banconote emesse dal 1861 a oggi.

Samuele si ritrova quindi possessore di un piccolo rotolo di dollari che a Detroit, Michigan, lo manderebbe avanti diversi giorni. A Kinshasa, invece, dove lo stesso valore di dollari potrebbe farlo vivere probabilmente per qualche settimana, quelle banconote sono carta straccia. Un simpatico paradosso. Fosse successo a tutti e tre ora avremmo dei problemi.
E quindi prima di tutto un annuncio di utilità pubblica: se venite in Africa, portatevi i dollari con la testa grossa, quelli con la data posteriore al 2000. Altrimenti vi ritroverete ricchi ma affamati.
E in secondo luogo una semplice domanda: perché?
Nebulosa di Orione
Ieri ho visto le stelle.
La cosa è meno banale di quanto si possa pensare. Partendo per l'Africa, pensi a una natura incontaminata, un inquinamento luminoso pressoché assente, insomma la possibilità di vedere un cielo stellato strepitoso, l'intera via lattea come quando andavi in campeggio da piccolo.
E invece no. Atterri nella Repubblica Democratica del Congo, e non hai nemmeno finito di pronunciarne il nome che ti accorgi del cielo plumbeo. Nei giorni seguenti ti spiegano che questa è la stagione secca; e che durante la stagione secca è sempre così. Il cielo è perennemente grigio, come se dovesse piovere da un momento all'altro. O meglio, come in quelle giornate in cui ti sembra che debba piovere da un momento all'altro, ma in realtà non piove. Solo durante la stagione delle piogge, dopo i temporali, il cielo può diventare davvero terso.
Silvio mi aveva avvertito prima di partire:
- Silvio, ma cosa mi devo portare?
- Guarda, non so cosa porterò, ma so bene cosa non porterò: la crema solare.
Ovviamente non ci avevo voluto credere e la crema solare me la sono portata. Si sta facendo una bella vacanza, lì nella borsa.
L'effetto positivo della cappa di nuvole è in realtà proprio quello: ti evita di morire ustionato. In fondo siamo quasi all'equatore, e le rarissime volte che esce il sole si sente.
L'effetto negativo è che la sera non si vedono le stelle. Solo ieri sera le condizioni c'erano quasi tutte: il cielo si è aperto, e il quartiere era sotto black-out. Si è rivelata qualche timida stella. Certo non la via lattea al gran completo, ma in fondo non male. Certo, ne sapessi riconoscere qualcuna, magari farei un passo avanti.
La cosa è meno banale di quanto si possa pensare. Partendo per l'Africa, pensi a una natura incontaminata, un inquinamento luminoso pressoché assente, insomma la possibilità di vedere un cielo stellato strepitoso, l'intera via lattea come quando andavi in campeggio da piccolo.
E invece no. Atterri nella Repubblica Democratica del Congo, e non hai nemmeno finito di pronunciarne il nome che ti accorgi del cielo plumbeo. Nei giorni seguenti ti spiegano che questa è la stagione secca; e che durante la stagione secca è sempre così. Il cielo è perennemente grigio, come se dovesse piovere da un momento all'altro. O meglio, come in quelle giornate in cui ti sembra che debba piovere da un momento all'altro, ma in realtà non piove. Solo durante la stagione delle piogge, dopo i temporali, il cielo può diventare davvero terso.
Silvio mi aveva avvertito prima di partire:
- Silvio, ma cosa mi devo portare?
- Guarda, non so cosa porterò, ma so bene cosa non porterò: la crema solare.
Ovviamente non ci avevo voluto credere e la crema solare me la sono portata. Si sta facendo una bella vacanza, lì nella borsa.
L'effetto positivo della cappa di nuvole è in realtà proprio quello: ti evita di morire ustionato. In fondo siamo quasi all'equatore, e le rarissime volte che esce il sole si sente.
L'effetto negativo è che la sera non si vedono le stelle. Solo ieri sera le condizioni c'erano quasi tutte: il cielo si è aperto, e il quartiere era sotto black-out. Si è rivelata qualche timida stella. Certo non la via lattea al gran completo, ma in fondo non male. Certo, ne sapessi riconoscere qualcuna, magari farei un passo avanti.
domenica 19 agosto 2007
Mundele, pesa mbongo!*

In Congo siamo dei rotoli di dollari che camminano. Al di fuori di un raggio di qualche chilometro dalla missione, veniamo regolarmente avvicinati da mercanti e mendicanti che cercano di far passare alcuni dei franchi congolesi dalle nostre tasche alle loro. Comprensibilmente, visto che nelle nostre tasche è spesso contenuto il guadagno medio di un mese per uno di loro. La prima frase in francese che i bambini di città imparano è "Mundele, donne-moi l'argent!"*
Chiaramente, anche i prezzi sono differenziati a seconda del colore della pelle. Noi ci scandalizziamo che i commercianti chiedano a noi un prezzo doppio o triplo di quello che chiedono a un locale, ma è davvero ingiusto?
Anni fa, un gruppo di saltimbanchi olandesi andava in giro su una nave portando uno spettacolo itinerante. All'entrata, gli spettatori venivano pesati; il prezzo del biglietto variava a seconda del peso dello spettatore.
Qualcuno ha proposto di far pagare le multe in funzione del reddito. Un incosciente ricco con la Ferrari non eviterà di andare a 300 km/h in autostrada solo perché potrebbe prendere cento euro di multa. Se ne potrebbe permettere diecimila, di multe così.
E quindi, forse anch'io dovrei pagare un CD sei dollari invece dei tre che paga un autoctono.
Oggi, mentre eravamo a Kinkole, il lido di Ostia di Kinshasa, contornati da venditori ambulanti, un ragazzo congolese che ci accompagnava ci ha fatto notare che lui i CD li pagava la metà di quanto il venditore ci aveva chiesto. E' stato aggredito, perché lui tradiva i fratelli, tradiva il Congo e si era venduto ai bianchi.
Al di là del ragionamento sulla probabile iniquità di pagare le cose quanto le paga uno di qua, mi sono trovato palesemente davanti agli occhi questa barriera che ci divide in "noi" e "loro". Una barriera ineluttabile e probabilmente incrollabile. Mi sono chiesto se potrò mai superare la condizione di dollaro deambulante. O se piuttosto noi mundele non siamo in qualche modo condannati a mantenere il ruolo di vacche da mungere o - al contrario - di sfruttatori che si approfittano di un popolo in miseria per far prosperare i propri affari.
In Congo, ad esempio, non esiste praticamente nessun business in mano a proprietari locali. Senza andare troppo lontano a cercare le multinazionali americane ed europee, anche i piccoli commerci sono in mano a stranieri. Libanesi, indiani, pakistani, cinesi. Gran parte dei soldi spesi in Congo esce dunque dal paese.
I congolesi al limite si muovono su un'economia di sussistenza: possono essere proprietari di un banchetto per la strada che vende il pesce essiccato, o la farina di manioca, o le ricariche dei cellulari. Oppure fanno i venditori ambulanti di CD.
(*Bianco, dammi i soldi!)
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