Ovvero: tutto quello che non avreste mai voluto sapere di Budapest, ma io vi dico lo stesso.
O anche: una serie di fatti indipendenti e sconclusionati che non si meritano un post a parte.
Dunque, eccoli qua. Uno: gli ungheresi si svegliano all'alba. Un giorno, per motivi che ho rimosso, sono uscito di casa alle 6:45. Erano tutti già fuori, aspettavano me. Tram affollati, strade piene. Mi hanno spiegato che certi uffici aprono alle 7 e chiudono alle 14, così hai tempo il pomeriggio. Peccato che poi finisci per andare a letto alle nove.
Due: gli ungheresi non vanno a cena fuori. O meglio, ci possono pure andare. Ma non è un'istituzione, come in Italia o in altri paesi europei. Qua, se si esce, si va a prendere una birra dopo cena. Anche perché (vedi punto uno) si cena alle 18.
Tre: qua si può fare un pranzo decente per 4 Euro. In certi posti anche per 2. Però l'inflazione è al 10%. Ah, mica si può avere tutto.
Quattro: Contrariamente alle leggende, le ungheresi non sono tutte belle. Mi dispiace deludere i lettori maschi, ma non è il gran paese delle meraviglie che pensate. Non sono neanche brutte: è un paese normale, c'è di tutto.
Cinque: intorno al centro, nella cornice dei boulevard di Budapest, gira una coppia di tram nuovissimi (il 4 e il 6) che fanno praticamente lo stesso percorso. Durante il giorno il tempo che trascorre tra un tram e l'altro (allitterazione) è di 2 (due) minuti. Forse per la prima volta nella mia vita, quando vedo un tram che mi sfreccia davanti mentre arrivo alla fermata, penso "Evabbè. Aspetterò il prossimo."
Sei: e questa è per le massaie e per i massai. Non siete mai rimasti scocciati dal fatto che al supermercato dovete sbrigarvi a mettere tutto nei sacchetti e nello stesso tempo pagare e prendere il resto, di corsa perché sta arrivando il prossimo cliente? Qua hanno trovato la soluzione. Semplicemente ci sono dei banchi dopo le casse. Tu rimetti tutto nel carrello, vai ai banchi coi tuoi bei sacchetti, e te li riempi con comodo. Semplice.
La prossima volta qualcosa di più interessante, giuro.
venerdì 28 novembre 2008
venerdì 14 novembre 2008
Sapevatelo II: Le terme.

Altro che Abano, altro che Salice, altro che Montecatini o Capri: venite a fare le terme in Ungheria. (L'ufficio turistico dovrebbe pagarmi per questi post).
L'Ungheria, a quanto pare, è il secondo paese al mondo per le risorse di acque termali. Il primo non è difficile da indovinare, è l'Islanda. Ma mentre si sa che in Islanda ci si va a farsi sparare in aria dai geyser, nessuno sa che in Ungheria ci sono delle terme splendide. Budapest ha decine di bagni termali (gyógyfürdő, letteralmente "bagni medicinali").
Le più "famose" (tra chi è a conoscenza di questo segreto di Pulcinella) sono le Gellert. Uno splendido palazzo sulle rive del Danubio, dietro all'hotel omonimo. Sontuosi interni, una piscina che sembra una cattedrale, bagni caldi e freddi, sauna, bagno turco.
Ma per chi è stato alle Szechenyi (nella foto sopra), le Gellert sono uno scherzetto. Decine di vasche interne con qualsiasi temperatura immaginabile al di sopra e al di sotto della temperatura corporea, due saune e soprattutto tre vasche esterne aperte anche in inverno. Una piscina semiolimpionica (vabbè, forse esagero), e due vasche caldissime con cascate e idromassaggi. L'unico problema, in inverno, è saltare fuori da una vasca e correre (con dignità, insomma; mica siamo a Ostia) verso l'interno o verso l'altra vasca calda (che è lontana 40 metri).

Il tutto in una magnifica cornice neo-barocca(?) dell'inizio del Ventesimo secolo. Nota di colore: interessanti personaggi (di cui abbiamo la diapositiva) frequentano le terme e giocano a scacchi sul bordo delle vasche esterne, mantenendo tra l'altro metà del corpo fuori e metà dentro. Poi uno si chiede come mai gli ungheresi (quelli che sopravvivono) sono grossi.
lunedì 29 settembre 2008
A Day in the Life of Budapest.
Ogni giorno prendo quel tram, che sta passando su quel ponte, il ponte Margherita (Margit Híd). Il tram c'è, ingrandite la foto. E ogni giorno guardo dal ponte, vedo il Danubio e penso con sorpresa: "Ma sono a Budapest!". Non faccio altro che studiare, praticamente. Quando esco di casa vedo all'università. E viceversa.
Non ho avuto molte occasioni di godermi la città per ora, che è un peccato. Budapest non è una città piena di monumenti da visitare (tipo Roma o Parigi, per dire), che dopo puoi raccontare "ho visto il Colosseo" o "accidenti quanto è piccola la Gioconda". Budapest è una bellissima città da vivere. E' una città da girare, da perdercisi. E' una di quelle città in cui ti siedi in un caffè e guardi il mondo passare, un posto dove ogni tanto scopri dei vicoli nuovi e degli splendidi cortili interni pieni di verde.
O pieni di locali, come il Szimpla Kert. Una ex-fabbrica riadattata a locale, con tavoli e sedie raccattati in giro e una vecchia Lada convertita in tavolo in mezzo al cortile. A due passi da casa mia.
Abito nel VII quartiere, o "kerület" (qui si usano i numeri per i quartieri, proprio come a Parigi e Roma). Il VII è il vecchio ghetto. Ci sono almeno 3 sinagoghe, e girando per strada si vedono passare ogni tanto degli ebrei ortodossi tutti vestiti di nero, col cappellone e le treccine. L'agente immobiliare che mi ha affittato la casa, un ragazzo israeliano, storceva il naso a sentire che volevo vivere nel Settimo: "You know, I am jewish. I don't have good relationship with ghettos."
Ma il ghetto qua è il giusto mix tra affascinanti palazzi mezzi rovinati e nuove iniziative, come Szimpla o come Szóda, un altro splendido locale qua vicino.
E non vi ho ancora parlato di A38, una vecchia chiatta ucraina parcheggiata nel Danubio che ora è ristorante e sala concerti. E' vero, non è nel Settimo, ma in cinque minuti di tram ci si arriva.
Se solo avessi tempo di andarci.
venerdì 5 settembre 2008
Második lecke - Sapevatelo: il gulyás.
Ovviamente il primo post magiaro su cosa poteva essere? Sul cibo. E in particolare sulla cucina ungherese, famosa in tutto il mondo(?).
Qual'è la prima cosa che viene in mente quando si parla di cucina ungherese? Esatto, quello. Il gulash.
Forse non tutti sanno che il gulash, in Ungheria, non esiste.
O meglio no, non è vero. Esiste. Ma non è quello che vi aspettate. Quando chiedete un gulash in Italia, quello che vi aspettate è un sostanzioso spezzatino paprikoso, immerso in un bel sugo denso e rosso scuro (fame, eh?).
Quando chiedete il gulash (gulyás o gulyásleves) in Ungheria, invece, è un piatto dello stesso colore, e che più o meno contiene gli stessi ingredienti (pezzi di carne di manzo, patate, carote... e ovviamente paprika). Ma non si tratta di un sugoso spezzatino, bensì di una bella zuppa piuttosto liquida.
Se volete lo spezzatino, c'è! Lo dovete solo cercare meglio. Si chiama pörkölt. Che poi significa letteralmente (guarda un pò) "spezzatino". A questo punto dovete solo scoprire di che carne è fatto lo spezzatino che vi offrono; ma a questa lezione non ci sono ancora arrivato.
Bon appétit, anzi: jó étvágyat!
giovedì 4 settembre 2008
Első lecke: Jó napot kivánok

Interrompo le trasmissioni baltiche per annunciare che mi sono trasferito a Budapest. Ho trovato un appartamentino nel ghetto, e sto ammirando la città prima di cominciare la mia nuova avventura, lunedì. Nel frattempo provo a imparare l'ungherese, la lingua più difficile d'Europa a detta di molti.
Ulteriori notizie a breve su questi schermi, quando mi sarò ambientato e avrò qualcosa di interessante da dire su Budapest e sugli ungheresi. A tempo perso vorrei comunque continuare a scrivere del viaggio baltico, chissà quando finirò...
mercoledì 23 luglio 2008
Intermezzo musicale.
Quando vado in giro per paesi stranieri, in genere non compro matrioske e pizzi ricamati da portare a casa come souvenir. Vado in un negozio di dischi e cerco CD di gruppi locali. Non musica popolare o tradizionale; gruppi di musica moderna, ma del posto.
L'idea parte dal fatto che l'Italia è piena di gruppi musicali di qualità, ma che all'estero esportiamo sostanzialmente Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Simmetricamente, è probabile che gli altri paesi pullulino di talenti che noi non conosceremo mai.
Vi lascio quindi un piccolo elenco delle scoperte fatte in giro per il mondo. Ovviamente, come diceva il cav. De Gustibus, se ve li cercate attenzione! Potrebbero non piacervi.
Repubblica Democratica del Congo: Lì è già difficile trovare dei CD. Se li trovi però sono molto convenienti (1-2 Euro l'uno). Da sentire Werrason o Papa Wemba (molto bella Ye Te Oh).
Lituania: tanto per cominciare con le title track di questo blog. Lì ho scoperto gli Inculto (con l'album PostSovPop), che fanno ritmi latini cantando in ispano-lituano.
Estonia: Vennaskond (rock-punk). Se vi piace la roba dura, andate giù coi Terminaator (con due "a"!)
Polonia: Myslovitz. Pop, assomigliano a qualche gruppo ma non so quale. Il loro album "Korova Milky Bar" mi sembrava addirittura un album di cover, ma forse no. Dal CD non si capisce, è scritto in polacco.
Repubblica Ceca: Divokej Bill e Pražský Výběr non sono male. In un locale di Budapest ho sentito un gruppo splendido ceco-polacco costituito esclusivamente da due violoncelliste: Tara Fuki. Purtroppo i CD sono finiti prima che riuscissi a comprarli!
Armenia: Non ci sono stato personalmente, ma mi hanno portato un bellissimo CD di Armenian Navy Band, che in realtà è un gruppo mezzo americano. Così come mezzi armeni sono i System of a Down, sapevatelo!

Russia: E' da lì che forse ho recuperato più materiale. I miei preferiti in assoluto sono i Kino (Кино), gruppo storico che suonava già ai tempi dell'URSS. Loro però non ci sono più, essendo il loro carismatico cantante Viktor Tsoy morto in un incidente nel 1990. A Mosca c'è un murales che lo commemora. Molti ancora vi depositano fiori e candele, o mettono la loro firma.
Secondi di poco, ma con un grande vantaggio (visto che suonano ancora) sono i Leningrad (Ленинград), che fanno rock e ska politicamente scorretto. Mi manca un loro concerto live, devo assolutamente rimediare.
Gli altri due che menzionerò sono due gruppi storici: Zhanna Aguzarova (Жанна Агузарова), in particolare il suo Russkiy Album (Руццкий Альбом), e Aquarium (Аквариум).
Bielorussia: Eh già, c'è qualcosa anche qua... Un rapper coattissimo, anche nominato l'"Eminem slavo": Seryoga (Серëга). Fa il russo, ma è nato a Gomel, in Bielorussia. Fondamentale il suo album d'esordio, Мой Двор.
Buon ascolto!
L'idea parte dal fatto che l'Italia è piena di gruppi musicali di qualità, ma che all'estero esportiamo sostanzialmente Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Simmetricamente, è probabile che gli altri paesi pullulino di talenti che noi non conosceremo mai.
Vi lascio quindi un piccolo elenco delle scoperte fatte in giro per il mondo. Ovviamente, come diceva il cav. De Gustibus, se ve li cercate attenzione! Potrebbero non piacervi.

Secondi di poco, ma con un grande vantaggio (visto che suonano ancora) sono i Leningrad (Ленинград), che fanno rock e ska politicamente scorretto. Mi manca un loro concerto live, devo assolutamente rimediare.
Gli altri due che menzionerò sono due gruppi storici: Zhanna Aguzarova (Жанна Агузарова), in particolare il suo Russkiy Album (Руццкий Альбом), e Aquarium (Аквариум).
Buon ascolto!
mercoledì 2 luglio 2008
Canta che ti passa

Piccolo quiz. Cosa rappresenta la foto a fianco?
Ci sono delle gradinate, una copertura per la pioggia e una torre di controllo. Un aeroporto sportivo per esibizioni? No. E' lo Stadio del Canto di Tallinn.
Le gradinate non sono per il pubblico, no. Le gradinate sono per il coro, e possono ospitare fino a 24.000 (ventiquattromila) cantanti. Il pubblico sta sul prato, ci sono diverse centinaia di migliaia di posti. E il tetto non è per la pioggia: è una gigantesca cassa di risonanza che permette a tutti i presenti di sentire il coro.
E' tradizione dei tre paesi baltici di avere dei festival periodici in cui enormi cori si esibiscono con canti popolari di fronte alla popolazione. E' cominciata così, tra l'altro, l'emancipazione delle Repubbliche Baltiche dall'Unione Sovietica. Cantando. L'hanno chiamata la Rivoluzione Cantante.
Non sono però riuscito a capire a cosa serve la torre di controllo. Se qualcuno ha un'idea, mi faccia sapere.
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