Pensavo che mi succede quando viaggio nelle città d'Europa, quelle in cui non vado Una Volta Sola ma ritorno, di avere un Posto Preferito. Un luogo in cui devo posare il piede ogni volta che vado. Anche se ci sono già stato più e più volte, anche se ci sarebbero tantissime altre nuove cose da vedere. Sono dei centri gravitazionali della mia psicogeografia personale.
Giorni fa, aspettando che spiovesse, mi sono messo a elencare questi posti nella mia testa. Eccoli qua, a futura memoria (mia). Spesso sono banalità assolute, ma che volete.
- Amsterdam: La quiete irreale del Begijnhof, cortile introvabile in mezzo al caos turistico delle vie più commerciali della città.
- Barcellona: La Sagrada Familia, e i lavori in corso. Gli operai che costruiscono, saldano, caricano sulle gru. E' uno dei pochi posti in cui ogni volta che ritorni, è diverso.
- Berlino: Unter Den Linden. Memore di quell'estate del 1993 in cui tutto era ancora grigio e cupo sotto i tigli. Ma anche la East Side Gallery, che ormai è quasi cancellata.
- Istanbul: L'Asia. Prendere il traghetto e poggiare il piede nell'Asia di Istanbul, quasi più europea dell'altro lato dello Stretto.
- Pisa: La parete di Haring, vicino alla stazione.
- Trieste: Cosa se non Piazza Unità d'Italia, e una passeggiata fino in fondo al Molo Audace.
- Stoccolma: Gamla Stan, ovviamente. Ma anche il Djurgården. E dall'ultima volta che ci sono stato, sicuramente il Vasamuseet, il cubo con la caravella dentro.
- Napoli: Piazza del Plebiscito, e lo stupore della sua immensità.
- Parigi: Uscendo dalla metro a Trocadéro, arrivare all'improvviso sulla terrazza da cui si vede la Torre e il Campo di Marte. E la Fnac, a Les Halles.
- Londra: Niente. Davvero. Una libreria, per comprare dei libri inglesi. Che sono pure troppo cari.
venerdì 16 maggio 2008
giovedì 27 marzo 2008
Vendiamogliela!

Intervengo a gamba tesa sull'attualità di questi giorni con comunicazioni fondamentali per il futuro del nostro amato Paese.
Mi domando se quelli che stanno discutendo del futuro di Alitalia hanno mai preso un volo Air France. Se non l'hanno fatto, ritengo importante specificare alcune ottime ragioni per vendere Alitalia a Air France, sulla base della mia vasta esperienza sui suoi voli intercontinentali (ne ho presi addirittura tre negli ultimi mesi).
- Appena decollati, ti danno un aperitivo. Non solo, se vuoi ti danno un bicchiere di champagne. Giuro.
- Su un aereo non ho mai mangiato niente di meglio (con la sola eccezione di Pakistan Airways). Ma sarà anche che stavo tornando dal Congo o dagli Stati Uniti, paesi con la fama di alta cucina.
- Anche in classe economica, ogni passeggero ha il suo schermo privato con il quale ubriacarsi di film, cartoni animati e documentari.
- C'è un meraviglioso schermo (di cui abbiamo la diapositiva) che inquadra il decollo e l'atterraggio.
- Air France, c'est chic. Non c'è niente da fare.
Mi sembrano motivi eccellenti per vendergliela, quest'Alitalia. Magari ci danno un pò di prosecco. O comunque vi prego, non facciamola fallire. Ho ancora quarantamila miglia da spendere.
giovedì 20 marzo 2008
Default
Ormai sono tornato da un pò, ma butto lì un post che avevo in canna da tempo.
Tra l'Europa e gli Stati Uniti ci sono differenze abissali, ormai mi è chiaro. Lo shock culturale che subiamo andando in America non è molto inferiore a quello che subiamo andando chessò, in Congo per esempio. Anzi, in qualche modo è peggio. Perché tu credi di andare in un posto simile al tuo, dove fanno le cose simili alle tue, dove ti sentirai come a casa: e quindi ti rilassi, non ti prepari psicologicamente. E invece no, la stangata arriva. Spaesato e beffato.
Negli Stati Uniti sì, si trovano molte cose che si trovano anche in Europa. Si fanno molte cose che si fanno anche in Europa. Quello che cambia, spesso, è il default. Ovvero quello che ti devi aspettare se cerchi una cosa standard, senza precisare istruzioni particolari.
Per default, qualsiasi soft drink (acqua e roba gassata) ti viene portato col ghiaccio. Se non hai il riflesso di dire "no ice, please!" ti devi rassegnare a bere la tua bevanda a zero gradi, con grande gioia del tuo dentista.
Per default, le macchine hanno il cambio automatico. Quello che ha due posizioni, "fermo" e "vai". Ah, e "vai all'indietro". Quello che ha due pedali, l'acceleratore e il freno. Come le macchinine dell'autoscontro al luna park. Quello che quando sei sull'autostrada e vuoi rallentare, fai per scalare le marce, il tuo piede sinistro cerca la frizione, prende in pieno il freno e inchiodi. Con grande gioia di quello che ti stava seguendo.
Per default, i prezzi vengono esposti senza includere le tasse. Per cui quel magnifico ipod su cui hai visto che risparmieresti cento dollari, i dollari di risparmio diventano cinquanta, e facciamo anche venti visto che ti devi comprare anche l'alimentatore europeo. E se poi ti si rompe, devi tornare al negozio in California. Con grande gioia e 27 ore di aereo.
State attenti, voi che per default state a Est dell'Atlantico.
Tra l'Europa e gli Stati Uniti ci sono differenze abissali, ormai mi è chiaro. Lo shock culturale che subiamo andando in America non è molto inferiore a quello che subiamo andando chessò, in Congo per esempio. Anzi, in qualche modo è peggio. Perché tu credi di andare in un posto simile al tuo, dove fanno le cose simili alle tue, dove ti sentirai come a casa: e quindi ti rilassi, non ti prepari psicologicamente. E invece no, la stangata arriva. Spaesato e beffato.
Negli Stati Uniti sì, si trovano molte cose che si trovano anche in Europa. Si fanno molte cose che si fanno anche in Europa. Quello che cambia, spesso, è il default. Ovvero quello che ti devi aspettare se cerchi una cosa standard, senza precisare istruzioni particolari.
Per default, qualsiasi soft drink (acqua e roba gassata) ti viene portato col ghiaccio. Se non hai il riflesso di dire "no ice, please!" ti devi rassegnare a bere la tua bevanda a zero gradi, con grande gioia del tuo dentista.
Per default, le macchine hanno il cambio automatico. Quello che ha due posizioni, "fermo" e "vai". Ah, e "vai all'indietro". Quello che ha due pedali, l'acceleratore e il freno. Come le macchinine dell'autoscontro al luna park. Quello che quando sei sull'autostrada e vuoi rallentare, fai per scalare le marce, il tuo piede sinistro cerca la frizione, prende in pieno il freno e inchiodi. Con grande gioia di quello che ti stava seguendo.
Per default, i prezzi vengono esposti senza includere le tasse. Per cui quel magnifico ipod su cui hai visto che risparmieresti cento dollari, i dollari di risparmio diventano cinquanta, e facciamo anche venti visto che ti devi comprare anche l'alimentatore europeo. E se poi ti si rompe, devi tornare al negozio in California. Con grande gioia e 27 ore di aereo.
State attenti, voi che per default state a Est dell'Atlantico.
martedì 19 febbraio 2008
This Is a Fat-Free Post.
Gli Stati Uniti sono la patria della Junk Food. Qui si trovano salse grasse e improbabili per condire l'insalata, coca-cola alla ciliegia, patatine al doppio strutto ripiene di bava di cinghiale. L'unica cosa che si trova poco è il Mars fritto.
Oggi al coffee-break della conferenza dove sto ci hanno proposto le seguenti cose:
Ma il senso di colpa pervade anche i nostri cugini ammericani, per cui la mattina a colazione ci sono ben tre brocche diverse di latte per annaffiare i cereali: latte con 1% di grassi, latte senza grassi (Fat-Free Milk) e latte di soia. Se vuoi il latte "normale" lo devi chiedere.
E' un pò come ingozzarsi di torte alla crema tutto il giorno, e poi a colazione mangiare il pane senza farina.
Oggi al coffee-break della conferenza dove sto ci hanno proposto le seguenti cose:
- Vasche ripiene di popcorn
- Pacchetti di popcorn ricoperti di caramello
- Pretzel da inzuppare nella senape.
Ma il senso di colpa pervade anche i nostri cugini ammericani, per cui la mattina a colazione ci sono ben tre brocche diverse di latte per annaffiare i cereali: latte con 1% di grassi, latte senza grassi (Fat-Free Milk) e latte di soia. Se vuoi il latte "normale" lo devi chiedere.
E' un pò come ingozzarsi di torte alla crema tutto il giorno, e poi a colazione mangiare il pane senza farina.
lunedì 18 febbraio 2008
Little Boxes on the Hillside...

(Little boxes all the same)
Descrizione di una tipica città americana.
Il centro: Downtown, o Central Business District in australiano. In centro si lavora, non si dorme. E non solo nel senso che non è il caso di farsi beccare dal capo a sonnecchiare sulla scrivania (qua si licenzia per poco), ma proprio perché in centro non ci sono case. Solo uffici, alberghi e ristoranti (tipicamente aperti a pranzo, molto meno a cena). In centro non c'è neanche un negozio: a San José, i negozi più vicini sono a 4 miglia di distanza.
L'americano "medio" vive in una casetta in periferia, possibilmente monofamiliare (per chi può). Ha un giardino e un vialetto per la macchina. Ha certamente la macchina, probabilmente una per ogni componente del nucleo familiare. Sull'automobile si basa lo stile di vita negli USA: senza automobile non vai da nessuna parte. Bella forza che qui prendono la patente a 16 anni (14 in certi stati). Mi domando come facciano fino a quell'età. Gli autobus li prendono solo i poveri, gli anziani, i cittadini di serie B insomma. Bicicletta?
Con la macchina i nostri bravi cittadini vanno tutti insieme downtown, parcheggiano nei numerosi parcheggi del centro, e tornano a Suburbia la sera. Magari prima di tornare fanno un salto alla mall, il centro commerciale. Che ha un ampio parcheggio coperto, è aperto fino alle 21, e raggruppa tutti i negozi di cui c'è bisogno. In quello di San José c'è Apple, Macy's, Levi's, The Body Shop, Nike... Non c'è una libreria. Ah bè, poco male. Tutti i negozi di cui c'è bisogno, dicevo.
domenica 17 febbraio 2008
Le nonne di Delta
Dimenticatevi i cliché sulle hostess bonazze che vi servono i drink in minigonna. Su Delta, hanno sperimentato una nuova filosofia: le hostess-nonne. Signore cinquantenni e più, con lo sguardo materno e i grembiulini (giuro), che con i loro affettuosi sorrisi ti coccolano fino all'atterraggio. Le hostess bonazze via, a spazzare gli hangar.
giovedì 14 febbraio 2008
Ti sogno California?
Ho deciso, senza troppo rumore, di trasformare questo in un blog da viaggio, un blog di viaggi. Già che ce n'era uno, inutile farne un altro. In cui non si parli solo di Conghi e di Lituanie, ma anche di altri posti. Perché ci saranno altri posti, giusto? Anzi, a proposito di Lituanie, dovrei metterci su un pò di post sul viaggio baltico dell'anno scorso. Si farà. Al mio ritorno.

Già, perché domani parto per la ridente California. Eureka, come dice lo stemma qui a lato. Non vedo l'ora di affrontare le gioviali guardie di frontiera che mi chiederanno dove vado che faccio chi incontro cosa ho mangiato per colazione, prendendomi le impronte dell'iride e il colore dei polpastrelli.
Le mie tappe saranno San Jose, ridente capitale della Silicon Valley, e San Francisco, ridente e basta.
Il viaggio inizierà bene, ho calcolato all'incirca 27 ore da quando mi sveglio qua a quando andrò a dormire là (in una misurazione temporale che chiamerei da letto a letto). Se mi riprendo, scriverò qualcosa. O anche no.

Già, perché domani parto per la ridente California. Eureka, come dice lo stemma qui a lato. Non vedo l'ora di affrontare le gioviali guardie di frontiera che mi chiederanno dove vado che faccio chi incontro cosa ho mangiato per colazione, prendendomi le impronte dell'iride e il colore dei polpastrelli.
Le mie tappe saranno San Jose, ridente capitale della Silicon Valley, e San Francisco, ridente e basta.
Il viaggio inizierà bene, ho calcolato all'incirca 27 ore da quando mi sveglio qua a quando andrò a dormire là (in una misurazione temporale che chiamerei da letto a letto). Se mi riprendo, scriverò qualcosa. O anche no.
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